Scossa in Toscana: chiude il ristorante stellato di Marina di Grosseto, Rossi riparte da Colle Val d’Elsa

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A Colle di Val d’Elsa arriva lo chef toscano da due Stelle Michelin, seguito dall’intera brigata del Gabbiano 3.0: al centro, una cucina contemporanea che intreccia orto biodinamico, arcipelago toscano e identità del territorio.
Certe aperture non coincidono soltanto con un cambio di guida in cucina, ma con l’inizio di una nuova traiettoria. È quello che accade al Barbagianni di Colle di Val d’Elsa, dove Alessandro Rossi assume il ruolo di Executive Chef portando con sé non solo un curriculum costruito tra esperienze di alto profilo e due Stelle Michelin, ma anche una visione precisa della Toscana: contemporanea, leggibile, profondamente radicata nei suoi paesaggi agricoli e costieri.

Il passaggio ha il peso delle svolte vere, perché non riguarda soltanto lo chef. A spostarsi a Colle di Val d’Elsa è infatti l’intera brigata di sala e cucina del Gabbiano 3.0, una scelta che racconta continuità umana e professionale, oltre a un progetto condiviso che punta in alto. Con Rossi arriva anche la maître Beatrice Bartoletti, chiamata a proseguire il lavoro costruito negli ultimi anni a Marina di Grosseto, mentre la proprietà, il Gruppo Elite, guarda già oltre, annunciando entro il 2027 una nuova insegna gastronomica in provincia di Siena.

Uno dei piatti del nuovo corso del Barbagianni: Agnello, olive verdi, semi
Ph Niccolò Coppi

Per il Barbagianni, Rossi immagina una cucina che tiene insieme entroterra e mare, orto biodinamico e arcipelago toscano, memoria contadina e precisione tecnica. Selvaggina, fegatini, rombo, seppie, erbe aromatiche e ortaggi diventano così le coordinate di un racconto gastronomico costruito sulla stagionalità e su una nitidezza di gusto che non cerca effetti speciali, ma profondità e riconoscibilità. Lo stesso Rossi sintetizza la propria idea con un principio chiaro: raccontare la grammatica gastronomica toscana, “senza tradirla”.

A dare ulteriore spessore al progetto è il dialogo con Colle di Val d’Elsa, città che al cristallo lega una parte decisiva della propria identità manifatturiera. Non è un dettaglio decorativo: i tre percorsi degustazione del ristorante si chiamano infatti Soffio, Molatura e Trasparenza, richiamando i gesti e le fasi della lavorazione del vetro. Anche la sala e gli elementi di servizio rinsaldano questo legame, tra calici, sculture e una grande vetrata realizzati da aziende locali, in un continuo rimando tra artigianato, paesaggio e tavola.

Trota, ravenelli, yacon, zenzero
Ph Niccolò Poppi 

L’offerta segue questa stessa logica di coerenza. Soffio propone quattro portate a 90 euro, Molatura cinque corse a 80 euro, mentre Trasparenza sviluppa la visione più ampia del ristorante in sette portate a 110 euro. A completare il quadro c’è anche una carta più agile, con formule da due o tre piatti, mentre pasta fresca, panificati e lievitati sono interamente autoprodotti: un dettaglio che dice molto sulla volontà di presidiare ogni fase del gusto, dalla materia prima alla forma finale del piatto.

Nato a Chiusi nel 1991, formato tra Umbria, Veneto, Altopiano di Asiago e poi nuovamente Toscana, Rossi ha costruito negli anni un linguaggio personale fondato su tecnica, disciplina e conoscenza del prodotto. Dopo l’esperienza con Filippo Saporito alla Leggenda dei Frati, ha ottenuto la Stella Michelin a Villa Selvato a soli 25 anni, per poi confermarsi al Gabbiano 3.0. Oggi il suo approdo al Barbagianni non segna soltanto un nuovo incarico, ma l’inizio di una fase che ambisce a trasformare il ristorante in un indirizzo di riferimento per raccontare la Toscana di oggi attraverso il piatto, con sensibilità contemporanea e solide radici territoriali.

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