In Calabria l’autunno porta con sé un ritmo diverso: i boschi si accendono di sfumature calde, la vendemmia lascia spazio ai primi vini giovani e la tavola si riempie di ingredienti che raccontano il territorio con immediatezza – castagne, funghi, patate novelle. È il momento in cui le tradizioni diventano punto di partenza per nuove interpretazioni.
Al ristorante De’ Minimi di Tropea, questa stagione si traduce in un menu che mette al centro l’essenza del territorio. La filosofia è chiara: valorizzare la materia prima nella sua totalità, senza compromessi, e trasformarla in un linguaggio contemporaneo.



Tra le nuove proposte, la “Pasta, cipolla e origano” è dichiarazione di identità. Un impasto con 42 tuorli accoglie la cipolla di Tropea declinata in diverse forme e consistenze, chiusa da un tocco di origano che richiama i gesti della cucina mediterranea più autentica. Il “Baccalà, mandorla, elicrisio” invece rilegge il pesce di Mammola (RC) in chiave innovativa, lavorandone ogni parte – dal filetto alla pelle fino alla trippa – e presentandolo in una composizione total white che diventa scelta estetica oltre che tecnica.
Lo chef Emanuele Pucci si ispira anche alla tradizione monastica e al concetto di “stretto magro”, rivisitandoli attraverso tecniche contemporanee che aprono il dialogo tra passato e presente. Ne nasce una cucina di contrasti calibrati, capace di unire rigore e creatività, memoria e design gastronomico.
Il contesto completa l’esperienza: i giardini della dimora storica, la vista sul mare di Tropea, l’atmosfera che intreccia autenticità e ricerca. Al De’ Minimi l’autunno non è solo una stagione, ma un’occasione per rileggere la Calabria attraverso piatti che parlano di cultura, territorio e visione.





