Ci sono luoghi che raccontano Roma da prospettive inattese, sospesi tra cielo e memoria, capaci di unire mondi lontani in un solo gesto di accoglienza. Masa Rooftop è uno di questi. Nel cuore della città, tra il rione Monti e la vitalità multietnica di Piazza Vittorio, all’interno del The Major Hotel, questo rooftop aperto nel luglio 2023 regala una delle viste più emozionanti della Capitale: la Basilica di Santa Maria Maggiore così vicina da sembrare a portata di mano, e sul lato opposto un orizzonte di tetti che accompagna lo sguardo fino al verde del Gianicolo. È qui che la cucina diventa viaggio, racconto, dialogo tra culture, grazie alla visione dello chef romano Danilo Mancini, interprete sensibile e contemporaneo delle tradizioni del Mediterraneo e del Medio Oriente. Chef Mancini, nato a Frosinone nel 1990, porta con sé un percorso solido e curioso: dall’Alberghiero di Cassino alle cucine romane più esigenti, dall’Hotel d’Inghilterra ad Angelo Troiani. La sua cucina non è mai autoreferenziale, ma profondamente conviviale. A Masa Rooftop questa visione prende forma, trasformando ogni piatto in un racconto condiviso, ogni cena in un viaggio che parte da Roma e ritorna al mondo.





Masa è un rifugio urbano, un luogo che si sottrae al rumore della città pur restando nel suo cuore pulsante. La terrazza, elegante e avvolgente, gioca su tonalità calde, materiali naturali, tessuti che richiamano l’Oriente, luci soffuse e arredi pensati per favorire la convivialità. Nulla è eccessivo, tutto è studiato per accompagnare l’esperienza gastronomica senza sovrastarla. La gestione affidata a Davide Giuffrida, Food & Beverage Manager, con il coordinamento di sala del Restaurant Manager Daniele Ferraiuolo, garantisce un servizio attento, misurato, capace di guidare l’ospite in un percorso sensoriale mai didascalico.
Il nome stesso racchiude l’anima del progetto. “Masa” è una parola che attraversa la linguistica mediterranea e orientale, evocando al tempo stesso il diamante, la preziosità, il viaggio. È un termine che parla di tempo condiviso, di tavola come luogo di incontro, di cibo come linguaggio universale. Un’idea che affonda le radici anche nella storia della cucina romana più antica, già sorprendentemente aperta alle influenze orientali, come testimoniano i testi di Apicio e la presenza, sulle mense patrizie, di spezie rare come cardamomo, zenzero, zafferano, costo e lauro indiano.
La cucina di Masa Rooftop nasce da uno studio profondo delle tecniche e degli aromi del Medio Oriente, filtrati attraverso una sensibilità moderna e un rigore contemporaneo. Danilo Mancini affronta questa sfida con rispetto e coraggio, cercando l’equilibrio tra intensità e armonia. Marinature, fermentazioni, contrasti tra dolcezza, acidità e note amare sono il cuore pulsante della sua proposta. «Rendere questa cucina quotidiana anche a Roma è stato il vero obiettivo», racconta lo chef. «Ho provato ogni piatto più volte, cercando una delicatezza che non tradisse l’identità delle spezie».




Il percorso gastronomico si articola tra carta e degustazioni. Due i Tasting Menu: Medioriental, sei portate, e Mediterranean, sette portate, entrambi introdotti dai Mezè, simbolo di condivisione e convivialità. Piccoli piatti serviti insieme, su stoviglie decorate, che invitano al dialogo e all’assaggio collettivo. L’Hummasa apre il racconto con una vellutata di ceci setosa, spuma di acquafaba, estratto di cipolla e profumi di cardamomo nero e paprika, accompagnata da pita calda. Segue Giudea, un carciofo fritto croccante, crema alla romana, rapa rossa, gel di limone e sesamo, ponte ideale tra tradizione giudaico-romanesca e Medio Oriente.
Nel menu Medioriental il viaggio prosegue con Makarel, sgombro marinato, latte caldo di mandorla al curry, cipolla in agrodolce e quinoa soffiata. La Carne salata racconta antiche tecniche di conservazione con noce di manzo marinata, funghi cardoncelli affumicati e vin cotto. Il cuore del percorso è la Tajine: manzo stufato che incontra cous cous, bietola glassata al miele e sommacco, in un equilibrio tra dolcezza e acidità. Il finale è affidato a una Baklava contemporanea con pasta kataifi, miele, frutta secca, kefir, agrumi e menta.
Il Mediterranean Tasting Menu amplia l’orizzonte verso il Mare Nostrum. Dopo i Mezè iniziali arriva Karpatsio, carpaccio di pescato del giorno con gel di acqua di zucca, olive taggiasche, capperi di Pantelleria, pomodoro confit e arancio. Trater, tartare di manzo con bottarga d’uovo e caviale di senape, gioca su profondità e umami. Manti, ravioli fatti a mano ripieni di anatra alla brace, nuotano in un brodo di porro profumato alla liquirizia. Frankòkota, faraona farcita con datteri e isot biber, racconta una cucina pensata, stratificata, mai casuale. Il dessert Rikòta chiude con eleganza: ricotta di pecora, pere speziate al rum e baharat, agrumi e caramello salato.
Anche il pranzo mantiene la stessa coerenza narrativa. I grandi classici italiani vengono riletti con leggerezza e ironia: lo spaghettino burro e alici si arricchisce di zest di limone e alloro, la fettuccina al ragù incontra il sommacco, la gricia diventa un pacchero cacio, pepe e speck di anatra. Le Tajine, proposte in versione Mare, Terra e Vegetariana, restano un invito alla condivisione. I dolci, come la bavarese al cioccolato Sokolta, chiudono con golosità misurata.



L’aperitivo si trasforma in esperienza con l’Aperitivo Experience, cinque Mezè e un cocktail a scelta, mentre nel weekend il brunch in terrazza diventa un rito rilassato, sospeso tra cielo e spezie.
Il cocktail bar è un capitolo a sé. La drink list esplora fermentazioni, kefir, kombucha, infusi di erbe, frutta come melagrana e datteri, sesamo e spezie. Ogni cocktail è raccontato graficamente, con indicazione del momento ideale di consumo. Il Katush Mary, il Pancar Paloma, il Kamparidè e il Mawz Champagne dialogano con la cucina. Il Chai Tarih chiude il cerchio: rum Zacapa 23, kefir, chai, datteri e cioccolato, un sorso che unisce mondi diversi. Non mancano mocktail pensati per un pubblico sempre più attento.





