CAMPO, l’osteria moderna che riscrive la cucina contadina italiana a Roma

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La cucina che ascolta la terra: il racconto gastronomico di Mattia Chendi

Nel quartiere Prati, a pochi passi dalla fermata Lepanto, Roma accoglie una nuova tavola capace di parlare alla memoria collettiva: CAMPO – eat local love season, l’osteria contemporanea che riporta in città l’anima autentica della cucina contadina italiana. Inaugurato alla fine del 2025 in via Ezio 57, CAMPO nasce dal progetto di un gruppo di soci ristoratori che hanno scelto di costruire un luogo dove il cibo torna a essere gesto quotidiano, racconto familiare, espressione di una cultura agricola che attraversa le generazioni. Un’osteria moderna che non indulge nella nostalgia, ma rilegge il passato con sensibilità contemporanea, rigore tecnico e una profonda attenzione alla qualità delle materie prime.

Il nome è già una dichiarazione d’intenti: CAMPO come ritorno alla terra, alla stagionalità, ai cicli naturali, alle ricette che nascono da ingredienti semplici e veri. Un immaginario agricolo che si riflette anche negli spazi, pensati come una casa luminosa e accogliente. Il grande dehors, circondato dal verde e vivibile tutto l’anno, ospita circa quaranta coperti ed è il luogo ideale per pranzi informali e cene lente; all’interno, sessanta posti distribuiti in ambienti essenziali, dominati da materiali naturali, tessuti chiari, legni e tonalità morbide del grigio. La prima sala, con il bancone, invita all’aperitivo e alla convivialità spontanea; la seconda accompagna l’ospite in un’esperienza più raccolta, dove la cucina diventa il cuore pulsante del racconto con lo sfondo, come quadri, eleganti vetrine che hanno una serie di bottiglie di vino protagoniste. La carta dei vini, è infatti un’altra peculiarità di Campo, con circa settanta etichette e una prevalenza di rossi italiani, con la guida di un sommelier accompagna la cucina con coerenza e autenticità.

Al centro del progetto c’è una cucina emotiva, capace di risvegliare ricordi e sensazioni attraverso piatti riconoscibili, preparazioni lente e sapori netti. Il menu si apre con il suggestivo “campo di verdura”, una sezione che mette al centro gli ortaggi stagionali come protagonisti assoluti: zucca al forno con salvia, nocciole e mosto cotto, finocchi gratinati, patate schiacciate croccanti, cavolo e carote marinate, insalata di funghi freschi. Piatti essenziali, rispettosi della materia prima, che raccontano la terra senza filtri né sovrastrutture. La genuinità e il gusto si sentono ad ogni boccone. 

La cucina è guidata da Mattia Chendi, 41 anni, origini emiliane ma romano di nascita e formazione. Un percorso tra Italia ed estero ha affinato il suo amore, la sua sensibilità verso la materia prima e il rispetto della tradizione. La sua è una cucina che ascolta la terra, fatta di gesti misurati, sapori riconoscibili e grande rispetto e conoscenza per ciò che ogni ingrediente rappresenta. «Non cucino per stupire, ma per far ricordare – racconta –. La tradizione non è nostalgia: è una lingua viva, che va capita e reinterpretata».

Gli antipasti celebrano l’Italia popolare e domestica: alici imbottonate, polpette di manzo e parmigiano, cuore di carciofo fritto, polenta con porcini e tartufo. Preparazioni che evocano cucine di famiglia, pranzi domenicali e gesti tramandati. 

Nei primi piatti la tradizione incontra la tecnica con equilibrio e profondità: la pasta e fagioli con cozze e cotica soffiata sorprende per intensità e struttura; la lasagna verde al ragù è una dedica alle origini emiliane dello chef; non mancano i grandi classici della cucina romana, fino all’ossobuco con risotto allo zafferano, piatto iconico che racconta una cucina paziente, fatta di tempo e precisione.

I secondi seguono la stessa filosofia, lasciando che sia la materia prima a guidare ogni scelta: la Tomahawk di pecora con puntarelle esprime carattere e territorialità; il tentacolo di polpo rosticciato gioca su consistenze e rosolature; il brasato di manzo al fondo bruno racconta una cucina profonda, senza effetti, costruita su sapori pieni e riconoscibili. Il percorso si conclude con un carrello dei dolci che invita alla condivisione, come nelle osterie di una volta, e con una selezione di formaggi curata da Loreto Pacitti. 

Tra i piatti identitari spiccano la degustazione di polpette in tre varianti – al pomodoro, agnello e carciofi, picchiapò – e la rassicurante fettuccina burro e parmigiano, simbolo di una semplicità che diventa lusso. La domenica, come nelle vere case di famiglia, arrivano piatti fuori menu dedicati al pranzo conviviale. Ampia attenzione è riservata anche alle esigenze alimentari contemporanee, con molte proposte disponibili in versione gluten free o senza lattosio.

Fondamentale è la scelta dei produttori, vero pilastro del progetto CAMPO. Tra le eccellenze selezionate figurano l’Azienda Agricola Travaglini, le produzioni ittiche di Urbano, i formaggi di Loreto Pacitti, la filiera etica de Le Galline Felici, le farine del Molino della Giovanna, il Consorzio di Tutela del Vitellone Bianco dell’Appennino Centrale IGP, gli oli dell’Oleificio Quattrociocchi, il riso Zaccaria, la pasta del Pastificio Mancini, il pane di Pane e Tempesta, le produzioni biologiche di Ortuso e lo zafferano Monticiano. 

CAMPO nasce così come un luogo dove mangiare bene a prezzi onesti, riscoprendo il piacere del tempo, dei piatti condivisi e di un cibo che parla alla memoria. Un’osteria contemporanea che restituisce calore e poesia alla semplicità, riportando la cucina contadina italiana al centro della scena gastronomica romana.

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