Alta cucina, territorio e inclusione sociale al centro della kermesse che celebra lo gnocco campano. Il Premio Aldo Guida a Valerio Izzo e una serata tra alta cucina e accoglienza
Ci sono eventi che raccontano un territorio meglio di qualsiasi guida. Il Sorrento Gnocchi Day 2026 entra in questa categoria. Non è una semplice rassegna gastronomica. È un progetto strutturato che unisce cucina, ospitalità e visione sociale, costruendo un racconto coerente della Penisola Sorrentina attraverso uno dei suoi simboli più riconoscibili.
Dal 20 al 23 aprile, con una coda operativa che prosegue per tutto maggio grazie al format Gnocchi in Tour, la quinta edizione trasforma Sorrento e Sant’Agnello in un palcoscenico diffuso. Qui gli gnocchi diventano linguaggio tecnico, identità e ricerca. L’evento, promosso da Dieffe Comunicazione di Carmen Davolo e Daniela Marrapese con il sostegno del Comune di Sant’Agnello, si inserisce in una strategia precisa. Mettere in relazione turismo e gastronomia, creando valore reale anche sul piano sociale.
A ospitare anche quest’anno la serata clou una delle strutture iconiche della Costiera Sorrentina l’Hotel Mediterraneo hotel a 5 stelle situato a picco sul mare a Sant’Agnello, Costruito originariamente nel 1912, oggi unisce il fascino storico a uno stile classico contemporaneo con materiali locali, inee pulite, terrazze panoramiche. Con ben cinque differenti outlet, qui cucina e vista dialogano, creando un contesto coerente con il livello della proposta gastronomica.

La serata di gala, nello spazio dell’ Aqua Pool Lounge a bordo piscina, è stata condotta da Veronica Maya, che con la sua consueta precisione ha scandito tempi e contenuti per ogni intervento, ogni piatto, ogni abbinamento che risponde a una logica. I partner tecnici rafforzano questa struttura. Mulino Caputo garantisce la qualità delle farine. Latteria Sorrentina presidia il comparto lattiero caseario. La Fiammante lavora sul pomodoro. Acqua S.Pellegrino accompagna il percorso. Frantoio Torretta completa il quadro con l’olio. È una filiera costruita con attenzione, dove ogni ingrediente ha una funzione precisa.
Il momento più atteso arriva con il Premio Aldo Guida. Un riconoscimento che non celebra la cucina, ma la sala. Quest’anno va a Valerio Izzo, maître e manager del ristorante due stelle Michelin Piazzetta Milù di Castellammare di Stabia. La motivazione è chiara. Entusiasmo, competenza, visione imprenditoriale. Izzo rappresenta una nuova generazione di professionisti dell’accoglienza. La sala diventa regia. Coordina, valorizza, costruisce l’esperienza.
La consegna del premio assume un valore simbolico forte. L’opera, una scultura lignea firmata dall’artista sorrentino Giuseppe Ercolano, richiama il legame con il territorio. A consegnarla sono AnnaMaria Lauritano di WorkLine e Nicoletta Gargiulo, sommelier del ristorante stellato O me o il mare di Gragnano e vincitrice dell’edizione precedente. È un passaggio di testimone tra professionisti. Un gesto che sottolinea continuità e crescita.
In cucina il livello resta alto per tutta la serata. Il format spinge gli chef a confrontarsi con un ingrediente semplice solo in apparenza. Lo gnocco di patate richiede equilibrio. Struttura, assorbimento, capacità di dialogare con salse e condimenti.


Andrea Incerti Vezzani di Ca’ Matilde, una stella Michelin in Emilia, insieme a Emanuele Ioio dello storico ristorante Zi Teresa di Napoli, apre il percorso con una deviazione tecnica. Tortelli di zucca con Parmigiano Reggiano e aceto balsamico tradizionale. Una scelta precisa. Inserire un elemento esterno al tema per raccontare un gemellaggio territoriale. Il risultato è un piatto pulito, dove dolcezza e acidità si bilanciano.
Nino Di Costanzo, due stelle Michelin con Danì Maison a Ischia, affiancato da Antonio Autiero di DesChevaliers, lavora sulla reinterpretazione. Gnocchi alla carbonara con tartufo e nocciole. Qui la cremosità è controllata. Il grasso viene gestito con precisione. Il tartufo aggiunge profondità aromatica. La nocciola introduce una nota tostata.
Peppe Aversa, una stella Michelin con Il Buco, insieme allo chef resident Nicola Celentano del Vesuvio Panoramic Restaurant, resta sulla tradizione. Gnocco alla sorrentina. Pomodoro, mozzarella, basilico. Apparente semplicità. In realtà tecnica pura. Il pomodoro deve mantenere acidità e dolcezza. La mozzarella deve filare senza rilasciare acqua. Il basilico chiude il piatto.
Luigi Lionetti del Cora Bistrot, ristorante dell’Ara Maris, in coppia con Alessandro Bisconti della Terrazza Mediterraneo Italian Bistrot, lavora sulla texture. Gnocco croccante, stracotto di agnello, fonduta di Provolone del Monaco. Il contrasto è netto. Croccantezza esterna, interno morbido, salsa avvolgente.
Ciro Sicignano del ristorante stellato Lorelei, insieme a Giuseppe Vanacore di Casa Scarica a Gragnano, spinge sull’intensità. Gnocco di scottona alla pizzaiola con salsa di fior di latte. Il sapore è deciso. La carne struttura il piatto. Il latticino addolcisce.
Antonino Montefusco, una stella Michelin con Terrazza Bosquet del Grand Hotel Excelsior Vittoria, affiancato dal sous chef Fortunato Ranieri junior, punta sulla purezza. Pomodoro, mozzarella, basilico, parmigiano. Ogni elemento resta leggibile. Nessuna sovrastruttura.
Vincenzo Guarino de La Corte degli Dei di Palazzo Acampora ad Agerola e Vincenzo Politelli dell’Ostaria Pignatelli di Napoli chiudono con uno gnocco ripieno. Mozzarella, crema di lardiata, cremoso di pecorino, pancetta croccante. Il piatto gioca su grassezza e sapidità.
L’apertura della degustazione è affidata alla pizza fritta. Mauro Espedito della pizzeria Owap di Napoli e Raimondo De Crescenzo del Magma Sakura di Torre del Greco lavorano su impasto e frittura. L’obiettivo è leggerezza. Impasto idratato, alveolatura evidente, frittura asciutta.
I vini accompagnano ogni portata con coerenza. La selezione è firmata da Salvatore Martusciello Wines. Asprinio d’Aversa brut, Falanghina dei Campi Flegrei, Piedirosso, Ottouve, Gragnano della Penisola Sorrentina. Etichette identitarie. Acidità e freschezza sostengono piatti strutturati.
Il capitolo dolce chiude con tecnica e memoria. Pasquale Pesce, Pasticceria Pesce di Avella, presenta una tartelletta di frolla con crema al cioccolato, crema pasticcera e amarene. Strati definiti, equilibrio tra dolcezza e acidità. Salvatore Gabbiano di Dulcis in Pompei lavora sull’Amarena di Sant’Antonino. Una monoporzione costruita su pasta lievitata, sciroppo di amarene e crema. I rosoli dell’azienda Piemme completano l’abbinamento.
La qualità della selezione passa anche da Maya Selection. L’obiettivo resta costante. Valorizzare eccellenze locali e costruire una filiera corta riconoscibile.
Accanto alla cucina emerge il tema sociale. Parte una collaborazione con il centro polifunzionale Gli Aquiloni, gestito dalla cooperativa sociale Proodos in sinergia con l’Asps Penisola Sorrentina. Il progetto punta sull’inclusione lavorativa. Laboratori artigianali, formazione, inserimento nei contesti di alta ristorazione e banqueting. La gastronomia diventa strumento concreto.
La manifestazione prosegue con una serata charity al ristorante Vittoria dell’Hotel Continental di Sorrento. In cucina l’executive chef Eugenio Cuomo firma una cena dedicata alla beneficenza. Il gesto gastronomico si traduce in azione.
I dati confermano la direzione. Cresce l’interesse per la pasta fatta in casa. Lo sottolinea Antimo Caputo, CEO del Mulino Caputo. Lo gnocco torna centrale. È un piatto trasversale. Funziona in casa e al ristorante. Richiama semplicità e autenticità. Racconta famiglia e territorio.
Il progetto evolve. Nasce Gnocchi in Tour. Un percorso diffuso nei ristoranti della Penisola Sorrentina. Ogni locale inserisce una propria interpretazione nel menu. Il format si estende nel tempo. Non resta legato a pochi giorni.
Sorrento consolida una posizione precisa nel panorama gastronomico italiano. Qui cucina, accoglienza e territorio lavorano insieme. Lo gnocco diventa strumento. Racconta identità, crea economia, costruisce relazioni. Non è un piatto. È un sistema che funziona.





