Alla scoperta di Alghero

Food News

Il gusto da assaporare in ogni stagione, tra mare e terra, storia, archeologia e artigianato

C’è un’ora ad Alghero di rara bellezza, il tramonto. Non perché l’alba, abbia meno intensità e fascino, basti pensare all’operosità di un nuovo giorno, quei gesti quotidiani osservati, mentre il vento sa di sale e il sole sorge. Quando dai bastioni spagnoli, le possenti mura di cinta che costeggiano il mare e che offrono orizzonti in una passeggiata unica avvolti dal color oro del tramonto, è qui e l’ora, in cui la città catalana di Sardegna, la piccola Barcellona, si racconta meglio: a tavola, tra i vicoli di pietra chiara, nel silenzio di un’emozione estetica, tra la severità del gotico e i cortili, fino alle campagne che profumano di macchia mediterranea. Quando il gusto entra in gioco, l’itinerario gastronomico viaggia tra i sapori oltre confine, qui l’enclave sarda parla ancora una lingua antica, l’algherese, in un connubio ben assortito tra terra e mare catalano.

Itinerario di gusto

Sono tanti i piatti che suscitano emozioni e che la tradizione popolare mette in tavola durante le numerose feste che prendono vita durante tutto l’anno. Dal Cap d’Any di Alghero, Capodanno con grandi eventi musicali in piazza e nelle vie del centro, alla Festes de Sant Miquel in onore di San Michele e quando arriva Pasqua, Alghero si veste di solennità e pathos. Eredità catalana, i molti riti della Settimana Santa come la processione dell’Addolorata la Domenica delle Palme e l’Encontre che si svolge sui Bastioni Cristoforo Colombo, la mattina di Pasqua, quando tra l’ammirazione della folla partono due processioni con confraternite incappucciate, canti antichi, si portano in trionfo le statue del Cristo Risorto e della Madonna Gloriosa tra le campane in festa e il mare sullo sfondo. La festa a tavola inizia per i bambini la Domenica delle Palme con “Sa Pippia”, una bambolina di pane con sette gambe, ogni giorno si mangia una gamba per tenere conto di quanti giorni mancano all’evento più festivo della primavera. Per tradizione si prepara anche le Sa Panada, una torta salata con ripieno di agnello, carciofi, tra i primi spopolano i culurgiones con ripieno alla ricotta e per secondo il tipico e gustosissimo agnello arrosto, senza tralasciare il tour fra diversi tipi di dolci, le Pardulas al formaggio, usato per preparare il ripieno racchiuso dalla sfoglia dolce, poi dolci con uvetta, mosto di uva locale, agrumi dell’isola, pasta di mandorle, tutti con copertura di glassa bianca e confettini colorati.

A piedi fino al porto, si raggiunge il tempio laico della Focacceria Milese, approdo imperdibile che mette d’accordo il viaggiatore di ogni età. Il suggerimento è dare un’occhiata al banco, teatro dove si alternano mani sapienti tra ortaggi e prodotti del territorio: pomodori maturi, melanzane arrostite, formaggi che parlano sardo. Da provare la Focaccia del Milese: uno strato di pomodoro fresco, tonno, uova sode, acciughe, rucola, cipolle, pancetta e un ingrediente segreto, la salsa della signora Maria. Ci si siede all’aperto, vista barche o al bancone e nei tavoli delle sale all’interno.

Pochi passi dal Porto e la cucina diventa rivoluzionaria e inaspettata. A La Saletta sotto la guida sapiente degli chef Gian Luca Chessa e Adriano Zucca la narrazione gastronomica sorprende con creatività e rispetto della produzione locale: pesci della Cooperativa Pescatori di Alghero e referenze dell’Accademia Olearia. Il linguaggio contemporaneo affronta sia lavorazioni, temperature e tecniche complesse per valorizzare i contrasti reinterpretativi tradotti in temi stagionali e tre proposte 5 passi, 7 passi e 10 passi abbinati a calici selezionatissimi, in un percorso autentico tra memoria olfattiva, tradizioni popolari e sapori antichi dell’isola, abbinati al pane rigorosamente fatto in casa con lievito madre. Musciora, non è un indirizzo, anche perché si è spostato da poco e pochi metri più in là, ma un’idea luminosa che nasce da Danilo Delrio, figlio di Tonino grande chef, convinto a rimettersi ai fornelli dal figlio per avere un successo meritatissimo. Il nome Musciora è già una storia a sé, dai banchi del mercato e dal soprannome del nonno “Muscio” un pesce locale e proprio al mare è dedicato uno dei tre menù degustazione, l’altro alla campagna e Vera Esperienza Musciora riassume il meglio in otto portate e altrettanti calici locali pregiati.

Fuori dalle mura, nella campagna baciata dal sole e dalla luce, l’Agriturismo Sa Mandra è un inno alla storia di una famiglia e rituali antichi. Non solo la massima espressione della cucina barbaricina, porzioni genuine e generose, l’esperienza da non perdere è imparare a fare la pasta, ravioli di ricotta e i gnocchetti sardi, il porcetto arrosto arriva con la cotenna che canta sotto il coltello, i salumi sono una dichiarazione d’identità, le verdure dell’orto a km giusto hanno vero sapore. Si brinda con Cannonau, non prima di aver visitato il Museo della Tradizione Sarda, oltre 750 oggetti che raccontano la storia del lavoro e l’arte nell’isola. Doverosa la sosta al piccolo spaccio per fare scorta di formaggi, salumi, olio, miele e creme di bellezza. Per scoprire la bellezza autentica del territorio altro plus, il centro equestre che organizza gli ospiti passeggiate a cavallo fra i sentieri fino al mare all’alba e al tramonto.

Tornando nel cuore di Alghero, in un vicolo storico si trova Al Refettorio, lo chef è Cristiano Andreini. La cucina che unisce la tradizione sarda a quella catalana è curata dallo chef Manuele Argiolas, propone la paella di fregola ai frutti di mare con la tipica crosticina sul fondo. Poi gli antipasti di mare carpacci e ostriche, agliata di pesce, anemoni di mare fritti, il polpo croccante, ma anche i piatti di carne come il maialetto sotto la guida di Andreini.

Passaggio tra le eccellenze liquide

Ad Alghero il vino non è accompagnamento, ma esperienza sensoriale ed emozione visiva. Sella & Mosca disegna ora filari ordinati ai piedi di dolci colline, è una tenuta storica che solo dopo decenni ha liberato i suoli dalla roccia, dove il Vermentino Villa Reale e Monteoro profuma di macchia mediterranea e il Torbato Oscarì trova la grande espressione elegante e minerale oltre a quella artistica con l’etichetta disegnata da Antonio Marras, il noto stilista di Alghero. Dimonius, Medeus e Mustazzu sono i Cannonau rispettivamente Doc riserva e Doc. Marchese di Villamarina è vanto tra i rossi italiani e riferimento per le uve Cabernet Sauvignon allevate su terreni ferrosi e argillosi coniugate da un antico caos geologico a sabbia di natura. Qui le degustazioni sono viaggi sensoriali tra luce, vento e terra rossa. Poco distante, la Cantina Santa Maria La Palma, racconta la storia di unione e condivisione e l’anima cooperativa del territorio. Tutto inizia nel 1946 quando la terra bonificata della Nurra fu assegnata a un numeroso gruppo di contadini. I vignaioli nel 1959 diventano mani coraggiose in un’unica azienda, custodi di una tradizione condivisa simbolo di orgoglio identitario di un’intera comunità. Tanti piccoli territori per una grande cantina che offre la massima espressione nella nobiltà dei vini Prestige come Ràfia Vermentino fresco come un’alba sul mare, Recònta Cagnolau Riserva, Redìt Cannonau Riserva caldo e avvolgente.


Alghero oltre la tavola

Alghero è un labirinto di pietra dorata. Il centro storico, cinto dai bastioni, è un dedalo di botteghe, cortili segreti, palazzi nobiliari e panni stesi al vento. La Cattedrale di Santa Maria Immacolata, con il suo campanile ottagonale visibile dal mare, è il simbolo della città. All’interno la luce filtra tra archi gotico-catalani creando un’atmosfera di silenzio e contemplazione. A pochi passi, il complesso monumentale della Chiesa di San Francesco, con convento e chiostro, è un’oasi dove il tempo sembra sospeso. Le colonnine leggere, il pozzo al centro e il suono discreto dei passi sulle pietre consumate accompagnano a una dimensione di quiete e spiritualità. Alghero è anche capitale del corallo. L’Aquarium Rubrum e il Museo del Corallo raccontano una storia di mare e artigianato: il corallo rosso, lavorato con maestria, diventa gioiello e memoria.

In Carrer de la Mercè e Via Roma gli artigiani propongono creazioni preziose legate a questa antica tradizione. Per comprendere la stratificazione di epoche è imprescindibile una visita al Museo Archeologico di Alghero, dove reperti fenici, romani e nuragici restituiscono il mosaico di una città da sempre crocevia di popoli. Tra le meraviglie naturali spicca la Grotta di Nettuno, spettacolare mondo sotterraneo di stalattiti, stalagmiti e riflessi d’acqua, raggiungibile via mare o attraverso la scenografica scalinata di Capo Caccia.Nei dintorni, la Necropoli di Anghelu Ruju con le domus de janas e il Villaggio nuragico di Palmavera, nel Parco Naturale di Porto Conte, raccontano la Sardegna più antica tra archeologia e paesaggi mediterranei.


Dove dormire

Per ammirare il mare, da tre lati di acqua cristallina e  da una posizione spettacolare, tra l’eleganza aristocratica degli arredi della sala da pranzo, in quel che fu il buen retiro estivo dei Reali d’Italia e di illustri ospiti come le Principesse Romanov, Villa Las Tronas  oltre al grande passato, un  presente di indiscutibile eleganza per un soggiorno a 5 stelle, nelle 24 tra camere e suite, 2 ettari di Parco, due piscine di mare, una all’esterno vista Golfo e una all’interno riscaldata per le giornate più fredde e una Spa sempre vista mare, dedicata al massimo relax. 

Alghero offre un’esperienza sensoriale completa: il mare che brilla sotto il sole di ogni stagione, i tavolini all’aperto, l’archeologia, la storia, i tanti riti che parlano al cuore e una cucina che celebra la vita. L’equilibrio è raro, tra sacro e quotidiano, austero e conviviale, arcaico e contemporaneo. E‘ una città, che brilla di luce propria e si lascia assaporare lentamente, mentre sfoggia il grande carisma naturale dell’anima mediterranea.

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