Dall’Eterna Roma a Città del Messico: l’esperienza di Hey Güey il rooftop dell’Hotel Chapter Roma

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Roma è una città che non smette mai di sorprendere. Una capitale che, pur ancorata alle sue radici millenarie, riesce sempre a reinventarsi, a proporre esperienze nuove, cosmopolite e al tempo stesso autentiche. È in questo scenario che si inserisce il Chapter Roma, boutique hotel che ha rivoluzionato l’idea stessa di accoglienza nel cuore del quartiere ebraico, una delle aree più antiche e suggestive della città.

Fondato da Marco Cilia in un palazzo ottocentesco di via S. Maria de’ Calderari, il Chapter Roma è la dimostrazione di come il concetto di lusso possa essere ripensato in chiave accessibile, sartoriale e contemporanea. L’hotel unisce arte, design, gastronomia ed esperienze su misura, con un’anima che non rinuncia a una punta di irriverenza. Gli interni, firmati dal designer sudafricano Tristan du Plessis, si distinguono per un’eleganza industrial-chic: bronzo, velluto, boiserie bicolore, opere di street art e installazioni contemporanee convivono in perfetta armonia, creando un ambiente sofisticato e cosmopolita. Non a caso la struttura è entrata nella Condé Nast Hot List e si è guadagnata il titolo di Best Urban Hotels per Wallpaper.

Ma la vera sorpresa si trova sul tetto. È lì che il viaggio si trasforma in sogno, con Hey Güey, il rooftop bar e ristorante che porta il Messico nel cuore di Roma.

Un rooftop che profuma di Messico

Appena si accede alla terrazza, il colpo d’occhio è travolgente. Fichi d’India, cactus e piante grasse punteggiano lo spazio, evocando atmosfere subtropicali. Le sedute colorate, i dettagli ispirati al design messicano e il panorama sui tetti di Roma fanno il resto: qui ci si sente a metà strada tra Città del Messico e Trastevere, tra il fascino dell’America Latina e quello eterno della Capitale.

Hey Güey non è solo un rooftop, ma un viaggio sensoriale. Un luogo dove i piatti raccontano tradizioni antiche, reinterpretate in chiave moderna, e i cocktail diventano strumenti di narrazione, capaci di evocare emozioni e paesaggi lontani. È un rifugio glamour, ma mai pretenzioso, dove la cucina si intreccia con la mixology e l’esperienza si completa con il design.

La cucina: tra tortilla e fantasia

Il menu di Hey Güey è costruito come una storia che si svela poco a poco. Si parte dagli snack da condividere, in perfetto stile messicano: i totopos para compartir, croccanti tortillas di mais servite con guacamole e avocado, sono l’emblema della convivialità. Le alitas de pollo in salsa BBQ conquistano con il loro carattere deciso, mentre i platani fritti con sweet chili sauce seducono con l’equilibrio tra dolce e piccante, una firma tipica della cucina centroamericana.

Le quesadillas sono un capitolo imprescindibile: quella al chorizo, con patata e formaggio stagionato, racconta i toni intensi e rustici della tradizione spagnola; la versione vegetariana “manzanilla”, con melanzane, zucchine, carote e cipolle, celebra invece la freschezza degli ortaggi estivi, offrendo un comfort food leggero e raffinato.

Piatti forti tra mare e terra

Il cuore del menu vibra di contaminazioni. La guancia di maiale brasata con soia, zenzero e vino rosso è un piatto complesso, dal carattere deciso, arricchito da fagioli rossi e mais: una ricetta che profuma di lentezza e di cotture tradizionali.
Per chi preferisce la freschezza del mare, ecco il crudo di tonno con pomodoro, avocado e ravanelli, un incontro perfetto tra mediterraneo e latino. E ancora, il ceviche di gamberi, arricchito da lime, pompelmo e zenzero, che porta in tavola i colori e i profumi dell’oceano.

L’universo dei tacos

La sezione dei tacos è un viaggio nel viaggio. Il taco al pastrami unisce due mondi, portando nel Messico di Roma un tocco newyorkese. Il taco pescado, con orata, peperoni e cipolla rossa, è una carezza mediterranea che incontra le spezie centroamericane. Imperdibile la cochinita pibil, con maiale marinato alle spezie e servito con cipolla rossa e avocado, vera icona della cucina messicana. Infine, i tacos chilaquiles verdi, con pollo, tomatillo e formaggio, rappresentano la tradizione più autentica, quella che profuma di case familiari e mercati all’aperto.

I dessert tropicali

Il percorso si chiude con dolci che sono viaggi nel viaggio: il gelato steccolecco mango e maracuja, perfetto per le serate estive, e il maja blanco, cremoso dessert di cocco e passion fruit, che racchiude in sé tutta l’essenza tropicale di Hey Güey.

Cocktail couture: la regia di Alessandro Gosti

A rendere unica l’esperienza di Hey Güey è anche la drink list, curata dal bar manager Alessandro Gosti, talento romano con un background internazionale.

La sua storia comincia nei bar di quartiere della Capitale, ma è a Londra che matura il suo approccio contemporaneo alla mixology. Al Callooh Callay di Shoreditch, locale iconico inserito più volte nella classifica dei Top 50 Cocktail Bars, Gosti affina il suo stile e la sua filosofia: la mixology come narrazione, equilibrio tra tecnica, accoglienza e creatività. «Un cocktail deve saper raccontare una storia», ama dire.

La sua firma si ritrova in drink che sono viaggi sensoriali. Il Cheeky Cosmo, con tequila, mezcal e cranberry, è un omaggio alle contaminazioni; il sorprendente Jamon y Melon, con rum bianco infuso al prosciutto crudo e sciroppo di melone, gioca con note inaspettate; il Bramble or Not, con gin, crème de mûres e spuma di cranberry, è fruttato e rinfrescante; mentre il Frozen Espresso Martini rivisita un grande classico con un twist ghiacciato. E ancora, l’Altar del Fuego, con tequila, ananas e soda al pompelmo, e il Carmelita, con tequila e vino al cocomero, raccontano l’anima solare e gioiosa del rooftop.

Non mancano poi le proposte più classiche, dal Margarita al Mezcal Negroni, che convivono accanto a mocktail freschi e creativi come il “Sandía” a base di anguria e lime, o il “Pigna Passion”, con passion fruit e ananas.

Tra vino e birra: il tocco italiano

Se il Messico domina la cucina e la mixology, la carta dei vini rende omaggio al gusto italiano. La selezione spazia dai Franciacorta Contadi Castaldi alle etichette siciliane come Baglio di Pianetto, fino al Chianti Classico Monsanto, senza dimenticare lo champagne francese Delamotte. Per chi preferisce le birre, non mancano le icone messicane Corona e Pacifico, affiancate dalla più nostrana Ichnusa.

Hey Baby Bar: il lato urban

Se Hey Güey è sole e leggerezza, il Hey Baby Bar, al piano terra del Chapter Roma, rappresenta il volto più urbano e dark dell’hotel. Qui le pareti in mattoni a vista fanno da cornice a murales e installazioni: dall’opera di Alicè (Alice Pasquini) al fondale pittorico dell’ex collettivo americano Cyrcle, fino alla scultura visionaria di Willy Verginer, un uomo seduto su due barili di benzina. È un luogo che diventa punto di incontro e networking, con un’anima underground perfettamente integrata nella filosofia cosmopolita del Chapter Roma.

Un’esperienza che unisce mondi diversi

«Volevo creare un luogo dove gli ospiti potessero vivere Roma come i romani, ma con uno sguardo internazionale», racconta Marco Cilia. «Siamo eccessivi e non eccessivi allo stesso tempo: il nostro lusso è fatto di esperienze autentiche e di un’accoglienza un po’ irriverente, ma sempre raffinata».

Hey Güey rappresenta esattamente questo: un’esperienza che unisce mondi diversi. È un rooftop che porta il Messico a Roma, un rifugio glamour che mescola cucina, cocktail e design in un equilibrio perfetto. Un luogo da vivere e da raccontare, capace di trasformare ogni serata in un viaggio indimenticabile sopra i tetti della città eterna.

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