Arrivare a Capri è un rito. Si sbarca con l’euforia di chi cerca bellezza, si risale la funicolare con gli occhi che si riempiono di blu e, poi, ci si perde tra i vicoli bianchi e le botteghe profumate di limone e lino. Ma c’è un angolo, quasi nascosto tra la Piazzetta e via Krupp, dove il lusso si fa silenzioso, dove il profumo del basilico appena colto si mescola alla brezza serale, e la pizza – sì, la pizza – diventa alta cucina, racconto, emozione. È VICO Pizza&Wine, la pizzeria che non è una pizzeria. È un’esperienza gastronomica incastonata nel cuore di un giardino mediterraneo, tra banani decennali, bougainvillea in fiore e tavoli dal gusto rétro che sembrano usciti da un film con Audrey Hepburn.
Qui, la pizza è una storia d’amore che comincia molto prima di arrivare in tavola. Il viaggio parte dall’impasto, frutto di giorni di cura, di equilibrio tra farine, acqua e mani esperte. A orchestrarlo c’è Ciro De Vincenzo, giovane ma già maestro, formato alla corte di Enzo Coccia e affiancato dal talentuoso Pietro Pane. I loro gesti sono misurati e poetici: stendono, farciscono, infornano sotto gli occhi degli ospiti come artisti sul palcoscenico. Il banco pizza è un’opera d’arte in sé, lungo sei metri, rivestito da ceramiche di Capodimonte dipinte a mano con motivi marini che raccontano il legame con l’isola, con il mare, con la tradizione.
L’impasto, dopo lunghe ore di lievitazione, diventa una base soffice e leggera, con un cornicione alto ma delicato, croccante all’esterno e vaporoso dentro. È profumato come pane caldo, ma al morso si scioglie in bocca, lasciando spazio alla meraviglia degli ingredienti. Perché ogni pizza da VICO è pensata come un piccolo mondo a sé. La Margherita Classica, con il suo pomodoro San Marzano e il fiordilatte cremoso, è pura armonia. La versione DOP, invece, si arricchisce della mozzarella di bufala campana e del pomodorino giallo del Vesuvio, un’esplosione di dolcezza e acidità che danza sul palato. La Piennolo, con quel pomodoro vesuviano dal sapore intenso, sa di Napoli. La Santaluce, con provola affumicata, olive nere e capperi, racconta il Sud con voce roca e sensuale.
Ma è con le signature che la fantasia prende il volo. La Crudo e Rucola gioca con il sapido del prosciutto San Daniele e le scaglie burrose di parmigiano, la Quattro Formaggi e un Tartufo seduce con il contrasto tra gorgonzola e tartufo nero, mentre la Benvenuti al Sud è l’abbraccio avvolgente di friarielli e salsiccia artigianale. La Nerano, omaggio alla celebre pasta, trasforma le zucchine fritte in una carezza profumata di menta. La Diavola, invece, è un incendio dolce e piccante, con la ‘nduja di Spilinga che scalda le labbra e il cuore. E poi c’è lei, Iannarella: un calzone ripieno di melanzane e fiordilatte, che esce dal forno e si veste di tonno marinato, emulsione al limone, parmigiano e basilico. È un piatto complesso, equilibrato, sorprendente: il Mediterraneo in una sola forchettata.



Ma da VICO non si vive di sola pizza. C’è una sezione “Cucina” pensata per chi ama scoprire, assaggiare, lasciarsi guidare. Lo chef Giuseppe Squillante firma piatti di una semplicità solo apparente, dove l’eccellenza degli ingredienti incontra l’intuizione e la misura. Il fiore di zucca in tempura è un inno all’estate: croccante, sottile, con un cuore di ricotta e provolone del Monaco che si scioglie tra le labbra, accompagnato da una salsa ai pomodorini semi-dry che profuma di sole. La tartare di ricciola gioca con l’acidità degli agrumi, la croccantezza del sedano, la morbidezza del pesce e la dolcezza della granella di pistacchio. La parmigiana scomposta è un omaggio rispettoso alla tradizione, ma con un’eleganza contemporanea: melanzane grigliate, crema di datterino, fonduta di caciocavallo.
Tra i primi, le linguine con colatura di alici di Cetara sono essenziali e salmastre, con il crumble di pane che regala croccantezza e il prezzemolo che rinfresca ogni boccone. Gli spaghetti ai ricci di mare sono una carezza iodica, con polvere di limone di Sorrento e un velo di prezzemolo. I paccheri ripieni di burrata, al forno, si sciolgono con la salsa di pomodoro giallo e basilico, in un abbraccio cremoso e aromatico.
I secondi raccontano il mare con poesia. Il polpo alla brace è tenero, con una nota affumicata che si sposa alla dolcezza della crema di patate. Il tonno rosso, servito tataki, ha la crosta di sesamo che lo rende croccante fuori e crudo dentro, perfetto con la salsa ponzu e la purea di avocado. E la parmigiana di pesce bandiera, avvolta in una foglia di melanzana, è un piatto che parla di Sud, di casa, di cura.
Chi vuole lasciarsi guidare può scegliere il menu degustazione: sei portate che raccontano l’identità di VICO, tra pizze, cucina e un dolce finale che cambia con le stagioni. Un’esperienza che si completa con una carta dei vini curata e appassionata: etichette campane selezionate con amore, ma anche bollicine italiane e francesi per brindare al tramonto.
E poi, come se tutto questo non bastasse, c’è Salotto 42. Il celebre cocktail bar romano è qui, in trasferta estiva, con un chiosco in legno che profuma di Mediterraneo. La cocktail list è un mondo da esplorare, dove ogni drink è pensato in pairing con i piatti. Il VICO’s Garden, con gin botanico, lime e basilico, è fresco e aromatico. Lo Spritz 42, con bitter artigianale e prosecco, è l’aperitivo perfetto sotto il cielo dorato di Capri. Il Last Night Dream, con vodka, liquore ai fiori di sambuco e spuma di yuzu, è un sogno estivo. Il Panther 42, con rum scuro e caffè cold brew, chiude la serata con energia e intensità. Il mercoledì, il DJ set accende il giardino e la cena si trasforma in festa.
Tutto da VICO è pensato per far star bene. Il servizio è attento, sorridente, mai invadente. L’atmosfera è quella di un salotto amico, elegante ma informale, dove si viene per mangiare bene e si resta per il piacere di stare. È lo stile VICO, nato a Roma e diventato manifesto di un nuovo modo di fare ristorazione: accogliente, autentico, con il cuore e con il sorriso.
A Capri, sotto le stelle, tra le piante di limone e la musica che accarezza le serate d’agosto, VICO è il luogo dove la pizza si fa emozione e l’emozione si fa ricordo. Un indirizzo da vivere, da raccontare, da non dimenticare. E da cui, davvero, non si vorrebbe mai andar via.





