Natale e Capodanno d’autore a Napoli: la firma di Nino Di Costanzo al de Bonart

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Due eventi esclusivi tra alta cucina, arte e design: “Noël de Chance” e “La Notte del Mito” trasformano le feste in un racconto partenopeo contemporaneo

Lo Chef Nino Di Costanzo firma il Natale e il Capodanno più esclusivi di Napoli al de Bonart Naples, Curio Collection by Hilton. Qui le festività non sono soltanto calendario: diventano scena, atmosfera, racconto. Due eventi – “Noël de Chance” e “La Notte del Mito” – intrecciano alta cucina, design e identità partenopea, con quella capacità tutta napoletana di trasformare simboli antichi in emozioni contemporanee.

Siamo in Corso Vittorio Emanuele 133, nel salotto di Chiaia, dove l’eleganza storica di un edificio del 1870 incontra un progetto d’interni dall’impronta attuale: marmi e velluti, ottone e boiserie alleggerite da una palette calda; luci puntuali che scolpiscono i volumi, specchi che moltiplicano i riflessi e opere d’arte come pause narrative. Il de Bonart, indirizzo di Caracciolo Hospitality Group, gioca sulla doppia anima di Napoli: aristocratica e popolare, colta e scaramantica, sempre viva.

Al centro della festa c’è il Ristorante Deschevaliers, il cui nome rimanda al Totem di Sergio Fermariello e alla figura del cavaliere, simbolo di ricerca e scoperta. È qui che arriva la firma gastronomica di Nino Di Costanzo, due Stelle Michelin al Danì Maison di Ischia, affiancato dal Resident Chef Antonio Autiero. Insieme costruiscono menu che non copiano la tradizione, ma la rileggono: stessi richiami affettivi, nuova precisione tecnica, un’estetica gentile che sa essere anche golosa.

“Noël de Chance” nasce da un tabù: a Napoli aprire un ombrello al chiuso porta sfortuna. Il de Bonart rovescia il presagio e lo trasforma in augurio. Ombrelli sospesi diventano scrigni di luce e protezione, ideati da Roberto Monte e realizzati con il sapere artigiano di Mario Talarico, maestro dell’ombrello napoletano. La scaramanzia si fa design e il gesto proibito diventa rito condiviso: entrare sotto quegli ombrelli è come chiedere al destino una tregua, con stile.

In questa cornice prende vita il menu della Vigilia, un viaggio marino e festivo. Si parte con l’Aperitivo dello Chef e con l’insalata di rinforzo, resa più fine senza perdere carattere. Il baccalà arriva mantecato, poi fritto e anche alla brace: tre consistenze, un solo ricordo di casa. La paella alla pescatora d’astice alza il volume iodato, mentre lo spaghetto allo scorfano con fagioli di Controne e bruschetta di ricci gioca su dolcezza, sapidità e croccantezza. Il branzino fritto completa la sequenza, prima della sfoglia croccante al roccocò con crema di cassata e salsa allo zabaione e Marsala. A chiudere, il Carrello delle Meraviglie.

Il Pranzo di Natale cambia registro, più carnale e avvolgente: dopo l’Aperitivo dello Chef entra in scena la braciola di fassona “alla napoletana”, succosa e narrativa. Il tortello di pollo alla cacciatora in brodo marinato scalda e consola; il risotto al tartufo porta profondità; poi l’agnello incontra peperone crusco, lampone e misticanza in un equilibrio tra dolce, acido e aromatico. Il soufflé ghiacciato alla vaniglia con salsa al torrone chiude con un abbraccio, seguito ancora dal Carrello delle Meraviglie.

Per salutare l’anno e accogliere quello nuovo, “La Notte del Mito” si ispira alla leggenda dell’Ovo nascosto da Virgilio nelle fondamenta del Castel dell’Ovo: fragilità, protezione, rinascita. La suggestione dialoga con l’opera “Ovo” dell’artista Daniela Pergreffi e diventa percorso gastronomico, mentre la sala si fa più teatrale tra riflessi dorati, dettagli che richiamano il mare e un ritmo di servizio pensato come sequenza.

Il Cenone di Capodanno apre con l’Aperitivo dello Chef: gnocco fritto con culatello, poi pane, burro, alici e nocciola, un boccone che è Mediterraneo puro. Arrivano “Come una margherita”, la parmigiana di melanzane morbida e il mantecato di baccalà. La drink list entra in scena con lo Champagne Antoine Chevalier Ovoïde Blanc de Blancs, scelto per accompagnare cremosità e iodio con verticalità ed eleganza. Seguono astice con finferli e patata affumicata, uovo al tartufo, risotto al Provolone del Monaco con tartufo e nocciole, “Come una minestra maritata” e filetto di manzo al pepe verde e castagne. Il dessert Albicocca, vaniglia, caramello chiude la notte, prima dell’ultimo passaggio al Carrello delle Meraviglie.

Fuori, Napoli vibra; dentro, l’idea è quella di un salotto d’autore dove la città entra per dettagli: un richiamo al mare, un gesto scaramantico trasformato in arte, una leggenda che diventa brindisi. È un Natale di luce e un Capodanno di mito, cuciti su misura per chi cerca gusto e bellezza. E per una notte, tutto sembra possibile qui.

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