Enzo Coccia non è soltanto uno dei grandi maestri della pizza napoletana: è un interprete colto e rigoroso di un linguaggio gastronomico che ha saputo attraversare il tempo, dialogare con la storia e aprirsi all’alta cucina senza mai tradire l’anima popolare della pizza. Pizzajuolo per vocazione e per genealogia, studioso dell’impasto, del processo produttivo e della lievitazione, Coccia ha contribuito in modo decisivo a elevare la pizza napoletana a forma di espressione consapevole, capace di raccontare il territorio, le materie prime e le persone che le trasformano. A La Notizia 53 e La Notizia 94, nel cuore della Napoli più autentica, questo percorso si traduce in un’esperienza gastronomica completa, dove il “disco” di pasta diventa superficie narrativa, piattaforma espressiva e luogo di memoria.
Da questa visione nasce “Metti il Disco”, un progetto che rimette al centro l’impasto come atto fondativo. Farine selezionate, studio delle fermentazioni, equilibrio tra idratazione e cottura sono il punto di partenza di un racconto che prende forma nel forno a legna. Il disco bianco diventa tela su cui far emergere ingredienti, tecniche e territori diversi, ma anche spazio intimo in cui convivono ricerca, radici e crescita professionale. Le pizze del percorso sono quelle del cuore di Enzo Coccia, capaci di raccontare oltre trent’anni di lavoro, errori, intuizioni e insegnamenti tramandati di padre in figlio.







La Ruota di Carro, proposta esclusivamente a La Notizia 53, è il simbolo assoluto della tradizione partenopea. Con il suo diametro generoso di circa 45 centimetri, racconta i quartieri popolari di Napoli e il dopoguerra, quando con un piccolo sovrapprezzo si poteva condividere una pizza gigante capace di sfamare un’intera famiglia. Margherita o marinara, è ancora oggi per Coccia la massima espressione di convivialità: una pizza che non si mangia da soli, ma si spezza, si divide, si racconta.
Il Ripieno affonda invece le sue radici nella storia più antica della pizza napoletana, citata già nel 1847 nel volume di De Bourcard “Usi e costumi di Napoli e contorni descritti e dipinti”. È una preparazione complessa, che richiede esperienza e memoria tecnica. Ricotta di bufala, fiordilatte di Agerola, salame napoletano, pomodoro San Marzano, pecorino e olio extravergine d’oliva vengono dosati con precisione e racchiusi nell’impasto. La “pettola” superiore è protetta da un velo di pomodoro e da un listello di fiordilatte per evitare che bruci in cottura. Il ripieno cuoce vicino alla bocca del forno, girato continuamente per raccogliere il calore della fiamma: una tecnica appresa tra errori e rimproveri paterni, diventati oggi lezione fondante.
La pizza San Gennaro – Faccia Gialla è un omaggio identitario profondo. Pomodorini gialli del piennolo del Vesuvio, origano, acciughe di Cetara, olive nere di Gaeta, prezzemolo, olio extravergine d’oliva Dop, aglio e basilico costruiscono un equilibrio luminoso e sapido. Il nome richiama il colore dorato del volto del busto del Santo patrono, realizzato nel 1305 e custodito nella Reale Cappella del Tesoro di San Gennaro. Il pomodoro giallo, considerato il primo arrivato dal Nuovo Continente, diventa qui il “sole nel piatto”, celebrato nella sua purezza.
Più contemporanea è la Pizza Jill, nata nel febbraio 2023 da una richiesta inattesa: alcune pizze a domicilio destinate all’Air Force One durante uno scalo a Capodichino, scoprendo solo dopo che erano per la First Lady Jill Biden. Da quell’episodio nasce una pizza che unisce idealmente Italia e America: bacon arrostito, carciofi bianchi del Cilento, stracciata di bufala campana dalla nota dolce, su focaccia cotta al forno e completata da una grattugiata di scorza di limone.
La pizza Lardo, friarielli e pomodori semisecchi rilegge un grande classico napoletano. Il lardo sostituisce la salsiccia e viene aggiunto all’uscita dal forno, sciogliendosi con il calore. I pomodori semisecchi, cotti a bassa temperatura, aggiungono profondità e morbidezza. È una pizza che guarda oltre la tradizione, restando profondamente napoletana.



Il contesto de La Notizia accompagna il racconto: ambienti caldi, essenziali, materiali naturali, forno a vista e un design che lascia spazio al gesto artigiano. La carta dei vini privilegia etichette campane e piccoli produttori, mentre i drink dialogano con la cucina in modo discreto. “Metti il Disco” diventa così un gesto culturale, un racconto che parte dall’impasto e arriva alle persone. Perché, come insegna Enzo Coccia, ogni pizza è prima di tutto una storia da condividere.





