Torrerivera entra nel Presidio Slow Food: in Puglia gli olivi secolari diventano manifesto di resistenza agricola

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Ad Andria, 4 mila piante di Coratina con oltre cento anni di età — alcune fino a cinque secoli — portano l’azienda della famiglia Ferrazza dentro la comunità che tutela paesaggio, biodiversità e cultura dell’olio.

C’è una parte d’Italia che continua a misurare il tempo in decenni, a volte in secoli, e che trova nell’olio uno dei suoi racconti più profondi. È da qui che parte la notizia che arriva dalla Puglia: Torrerivera, azienda agricola di Contrada Rivera, ad Andria, entra nel Presidio Slow Food Olivi Secolari, realtà che riunisce i produttori impegnati nella tutela del valore ambientale e paesaggistico degli ulivi antichi, della biodiversità e della qualità della produzione. Un riconoscimento che non fotografa soltanto un traguardo aziendale, ma accende i riflettori su un modo preciso di stare in agricoltura: custodire, invece di sostituire; valorizzare, invece di standardizzare.

UN RICONOSCIMENTO CHE VALE UN MANIFESTO

A rendere centrale il caso Torrerivera è la forza del suo patrimonio agricolo. Dei 17 mila olivi aziendali, 4 mila appartengono alla varietà autoctona Coratina e hanno più di cento anni; alcuni arrivano fino a cinquecento. Non sono semplicemente alberi vecchi: sono architetture vive del paesaggio pugliese, testimoni di una continuità produttiva che oggi assume un valore ancora più forte in un settore messo sotto pressione dai mutamenti climatici, dalla meccanizzazione estrema e dalla crescente diffusione di impianti superintensivi. In questo scenario, l’ingresso nel Presidio Slow Food assume il peso di una dichiarazione culturale oltre che agricola.

Torrerivera sceglie infatti di reagire a questa trasformazione non inseguendo la scorciatoia della resa rapida, ma investendo su un modello più paziente e più radicato. L’azienda utilizza concimi organici, ricorre alla subirrigazione per ottimizzare le risorse idriche e la distribuzione dei nutrienti e adotta la raccolta tramite scuotitori meccanici, una soluzione che consente efficienza senza compromettere l’integrità dei grandi fusti. La tutela degli oliveti secolari, in questo quadro, non è un gesto nostalgico, ma una scelta produttiva e politica insieme: difendere un patrimonio paesaggistico e culturale attraverso pratiche agricole capaci di tenerlo vivo.

In Puglia gli olivi secolari diventano manifesto di resistenza agricola

Il punto più interessante, forse, è che questo approccio ribalta una convinzione diffusa. Nicoletta Ferrazza, proprietaria e anima di Torrerivera, spiega infatti che un olivo secolare, se seguito correttamente, non perde capacità produttiva, ma può addirittura amplificarla. La potatura, in questa visione, non è una semplice operazione di manutenzione: è uno strumento di rigenerazione continua, che consente alla pianta di nutrire meglio il frutto, regolare l’alternanza produttiva e sostenere nel tempo raccolti soddisfacenti. È una lettura dell’olivicoltura fondata sulla conoscenza e sull’osservazione, ben lontana da qualunque automatismo industriale.

A questa idea di qualità come equilibrio si lega anche il lavoro di Riccardo Alicino, storico olivicoltore che da decenni si prende cura delle piante dell’azienda. La sua definizione degli ulivi secolari come opere di “scultura agricola” restituisce con precisione la natura del progetto: un’agricoltura biologica che chiede presenza, manutenzione e scelte territoriali, senza ricette universali da applicare in modo indistinto. È qui che Torrerivera trova la propria identità: in una pratica agricola che non separa il sapere tecnico dal rispetto della pianta e del paesaggio.

DOVE L’OLIO INCONTRA LA MEMORIA

Fondata nel 1933, oggi Torrerivera è guidata dalle sorelle Nicoletta e Alessandra Ferrazza insieme al padre Daniele, nel segno di una continuità familiare che ha scelto il biologico come approdo naturale. La costruzione di un frantoio di proprietà rafforza ulteriormente questa visione, permettendo all’azienda di seguire in prima persona ogni passaggio, dal campo alla molitura, fino alla commercializzazione dell’olio. Accanto alla Coratina, vengono lavorate anche Peranzana, Santagostino, Uovo di Piccione e Nocellara, sia in purezza sia in blend, in una gamma che racconta con coerenza il carattere dell’olivicoltura pugliese.

Torrerivera entra nel Presidio Slow Food
Gli olivi secolari sono qualcosa di più di una memoria del passato, sono una forma concreta di futuro.

C’è poi un altro aspetto che rende la notizia rilevante oltre i confini aziendali. Torrerivera rifiuta infatti il modello superintensivo, spesso basato su varietà alloctone introdotte per esigenze di rapidità, resistenza e completa meccanizzazione, e continua invece a investire su un paesaggio agricolo storicamente contestualizzato, più ricco in termini di biodiversità e più solido nel rapporto tra qualità e territorio. Anche la semina di leguminose tra i filari, scelta che arricchisce naturalmente il suolo, rientra in questa logica: non estrarre valore dalla terra, ma restituirglielo.

CUSTODIRE INVECE DI SOSTITUIRE

L’ingresso nel Presidio Slow Food Olivi Secolari certifica così molto più di un patrimonio botanico. Certifica una postura. In un tempo che spinge l’agricoltura verso la standardizzazione, Torrerivera dimostra che la competitività può nascere anche dalla fedeltà ai luoghi, dalla capacità di leggere il paesaggio come risorsa e non come ostacolo, dalla volontà di trasformare la tradizione in progetto. E in fondo è proprio questo che rende gli olivi secolari qualcosa di più di una memoria del passato: li rende una forma concreta di futuro.

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